Indice Uganda  

1. Note storiche fino all'indipendenza
2. Dall'indipendenza a Museveni


1. Note storiche fino all'indipendenza

L'Uganda in tempi remoti ha conosciuto periodi di pace, ma mai di quieto isolamento. La sua storia antica, che ci parla attraverso reperti archeologici e racconti di viaggiatori, include cambiamenti politici, migrazioni e sviluppi di culture diverse. Gli antichi abitatori delle aree intorno al Lago Vittoria furono raggiunti, intorno al quarto secolo, da genti migrate da ovest. Questi nuovi arrivati, progenitori degli odierni Bantu, sperimentarono la pressione esercitata dal nord dall'espansione del guerrieri-pastori non-Bantu dal decimo secolo in poi. Il graduale movimento di queste popolazioni verso sud-est fu rallentato dalla formazione di nuove società comprendenti agricoltori e allevatori. Ci fu forte competizione per il controllo del territorio, soprattutto al sud attorno al Lago Vittoria, con la formazione di società complesse e stratificate, che si basavano sull'agricoltura e su stabili dimore, mentre i nomadi del nord non formarono mai regni.

Durante il XIX secolo il gruppo più forte, rappresentato dai Bunyoro, cominciò a cedere terreno e potere sul vicino gruppo del Buganda Due aree, di Bugangazzi e di Buyaga, furono annesse dal Buganda. Da quell'area è nato il nome "Uganda", figura mitica di grande cacciatore, capace di sfamare il suo popolo. Di questo leggendario re del Buganda ci parla l'esploratore J. Speke, che a lungo perlustrò l'area nel XIX secolo insieme a J. Grant alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Contemporaneamente tanti esploratori europei approfondirono la conoscenza della zona, tra cui l'italiano Giovanni Miani (1860): molti di essi erano missionari tedeschi.
Alla Conferenza di Berlino del 1885 e poi con il Trattato anglo-tedesco del 1890 venne definita l'area di influenza inglese a settentrione del Lago Vittoria. La Compagnia Imperiale Britannica per l'Est Africa (IBEA) ebbe l'autorizzazione inglese a commerciare nell'area est-africana e ad amministrarla. La Compagnia era guidata dal Capitano Lugard. Egli lavorò molto per gli interessi coloniali britannici, oltre che per quelli della Compagnia.

Sul finire del XIX secolo, i commercianti arabi erano giunti numerosi nella zona, portando la consuetudine della poligamia e dello schiavismo. La decisa opposizione della Church Missionary Society protestante e dei Padri Bianchi cattolici condusse ad un duro confronto religioso. Le rappresentanze di Islam e Cristianesimo, che si erano pure confrontate su temi sociali, spirituali ed economici, lasciarono una forte impronta nella società ugandese. Proprio in queste aree (ma più in Sudan) svolgeva la sua opera (anche contro lo schiavismo) Padre Daniele Comboni. Nel 1885-87 il Kabaka Mwanga scatenò una persecuzione anticristiana. Carlo Lwanga e i suoi 21 compagni, fra cui Kizito, pagarono con la vita la loro fede: vennero santificati nel 1969 quali martiri e sono conosciuti come il gruppo del Martiri d'Uganda. A S. Kizito, il più giovane, è dedicato l'Ospedale di Matany.

Il controllo dei disordini in Buganda tra cattolici, musulmani e protestanti lievitò però a tale livello i costi di gestione della Compagnia che questa fu costretta ad invitare il Governo Britannico ad intervenire. Nel 1893 la bandiera dell'Union Jack fu issata a Port Alice (Entebbe) e un trattato (che invalidava ogni precedente altro) fu firmato tra il Kabaka del Buganda Mwanga II e Sir Gerald Portal, primo rappresentante ufficiale del governo britannico. Il Kabaka veniva posto sotto la protezione inglese (protezione da che cosa, non si sa) ma lo impegnava ad accettare ogni trattato stipulato dalla Gran Bretagna. Nel 1894 il Capitano Grant conquistò il Busoga. Il Generale baganda Kakungulu, un guerriero "religioso", passò il lago Kyoga con gran seguito di baganda, per conquistare il Teso e il Lango: anche l'Uganda orientale fu portata così sotto gli agenti baganda del sud. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale la legge britannica era ben stabilizzata, tranne che in Karamogia, dove giunse nel 1919.

Nel 1900 un altro accordo fu firmato tra i Baganda e Sir Johnston. Da quel momento il Kabaka governava solo per concessione degli inglesi; la terra fu privatizzata, cosa che diede forte impulso all'agricoltura. Lo stesso trattato fu firmato con il Re del Toro e dell'Ankole nel 1894, mentre con il Bunyoro fu possibile solo nel 1933. L'agricoltura ebbe un forte sviluppo durante la Prima Guerra Mondiale e durante gli anni '20 e '30 i proprietari agricoli riuscirono a influire sulle fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale. Le leggi del Protettorato regolarono secondo un calcolo oculato l'uso del territorio e di altre risorse, spesso accordando le licenze su base puramente razziale.

Ovunque la legge coloniale era stata istituita con la forza ed erano stati guai per chi vi aveva resistito. Primo fra tutti Re Kabarega, che resistette per dieci anni fino al 1899, quando fu deposto e inviato in esilio, dove morì nel 1923. La stessa fine fece il Kabaka Mwanga del Buganda, quando in un secondo momento si oppose agli Inglesi; stesso destino per il Re di Igara, per il Re del Kajara e del Buhweju. Anche nel Teso, nell'Acholi e nel Lango ci fu resistenza, culminata nella ribellione di Lamogi del 1912. Ma i dispiaceri più grossi vennero dai soldati di origine sudanese, che combattevano per Lugard. Ci fu un lungo ammutinamento, che fu risolto solo con l'arrivo di truppe indiane (sic) che sconfissero gli ammutinati.

Gli inglesi trovarono in Buganda il sistema di governo denominato "kiganda", che fu esteso a tutta la regione, affidandolo per l'esecuzione ad agenti baganda. Il Protettorato era comandato da un Governatore, sotto il quale c'erano i Commissari Provinciali e Distrettuali. Questi ultimi erano coadiuvati da capi di contea e subcontea (gombolola) e numerosi capi minori. C'erano consigli locali modellati sull'esempio del Lukiko (Parlamento) del Buganda.

Ma nel 1921 quando fu introdotto il Legislative Council, gli africani boicottarono il nuovo sistema, che era retto esclusivamente da europei e da indiani. E' solo nel 1926 che J.C. Amin accettò di divenire membro non ufficiale del Council, su invito del Governatore; e solo nel 1945 tre membri africani vi entrarono di diritto. In questo periodo vanno ricordati due europei illuminati che si opposero strenuamente all'ingordigia dei produttori europei, che desideravano sviluppare le redditizie monoculture, a scapito della piccola agricoltura locale di sussistenza: Mr. Simpson, Direttore dell'Agricoltura dal 1915 al 1929 e Mr. Spire, Commissario Provinciale della Provincia Orientale. Il cotone e il caffè erano comunque diventate le due voci più importanti nelle esportazioni, avendo sostituito l'avorio. Il sistema produttivo si avvaleva dall'1902 di una efficiente linea ferroviaria, da Kisumu alla costa del Kenya (Uganda Railway), potenziata nel 1912 da Jinja a Namasagali e da Tororo a Soroti e nel 1948 fino alle miniere di Kasese; dal 1961 la linea sarà estesa da Soroti a Lira e a Gulu.

Nelle prime decadi del XX secolo gli agenti baganda crearono molto scontento, più degli inglesi stessi, che pure erano assai convinti del loro ruolo imperiale. Una grande cerimonia ebbe luogo il 10 Aprile 1944 per festeggiare i primi 50 anni di presenza britannica in Uganda . Il Governatore Sir Charles Dundas dichiarò che il 10 aprile 1994 avrebbero festeggiato il secolo. Qualche mese dopo, in gennaio 1945, il governo coloniale assestò un duro colpo agli elementi anticolonialisti, approfittando di uno sciopero dei lavoratori dei servizi sociali. Vennero soppressi i contatti dei dissidenti con il mondo libero e la loro possibilità di esprimersi all'interno. Nel 1945 il governo coloniale istituì la Special Branch (una polizia speciale) per ricercare, neutralizzare o punire gli attivisti indipendentisti. Tra il 1945 e il 1950, il governo coloniale criminalizzò le associazioni politiche locali, per impedire qualsiasi connessione con la mobilitazione anticolonialista. L'ufficio coloniale di O. H. Morris e J. H. Horton concepì un programma ufficiale chiamato 'Corona' per mobilitare forze contro l'indipendenza nelle colonie, inclusa l'Uganda. Il programma 'Corona' fu affidato a Sir Charles Jeffries.

Molti Ugandesi furono comunque attivi nell'ostacolare l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Molti di essi venivano insigniti di particolari titoli di merito di significato molto limitato, su base totalmente etnico-tribale. Uno di questi esponenti più attivi fu un capo ankole chiamato Lazaro Kamugungunu, ma la lista è lunghissima e ogni realtà tribale ha avuto i suoi esponenti. Invece dell'indipendenza, ì gruppi etnici preferirono ottenere i loro Busoga College, Lango College, Teso College, le cooperative etniche, gli ospedali etnici, le scuole etniche e gli amministratori locali etnici. Il nazionalismo etnico divenne più affascinante dell'anticolonialismo. Il giovane Apolo Milton Obote, prima di divenire nazionalista, condusse una campagna giornalistica contro l'indipendenza a causa dell'arretratezza dell'Uganda settentrionale.

Nel 1950 il Ministero Coloniale Britannico istituì un nuovo centro di istruzione a Nsamizi (Entebbe) per la formazione politica dell'intellighentia ugandese. Il Nsamizi Training Institute svolse un ruolo paragonabile all'attuale scuola politica NRM di Kyankwanzi, anche per l'obiettiva serietà e professionalità dell'istituzione. Nel 1950 il Governo Coloniale iniziò a istituire i Consigli di Governo Distrettuali. Per divenire consigliere era necessario aver frequentato il corso preparatorio del Makerere College (Certificate of Competence).

In genere comunque le rivolte ugandesi non avevano una base nazionalista, sia perché le etnie erano molto differenti, sia perché gli inglesi non avevano qui rapinato la terra degli ugandesi, come avevano fatto invece in Kenya, sia perché fu utilizzato un sistema autoctono amministrativo che favorì un'autonomia locale. Ma verso gli anni '50 il nazionalismo fu sufficientemente maturo. Le rivolte del '49 e del '50 portarono nel 1952 all'arrivo di Sir Andrew Cohen, che propose importanti cambiamenti costituzionali nel Buganda, che avrebbero realmente condotto ad una autonomia di governo. Nel frattempo 1952 era stato fondato il primo partito politico UNC (Uganda National Congress), per l'unità e l'indipendenza di tutti gli ugandesi.

Ma nel 1953 il Segretario di Stato per le Colonie propose l'istituzione della Federazione Est-Africana. Il Kabaka si oppose e domandò allora l'indipendenza, ponendo in pericolo l'esistenza stessa del governo coloniale. In novembre Mutesa II fu deposto e deportato in Inghilterra. Deportando il Kabaka, Sir Cohen fece un errore madornale. In una notte il Kabaka divenne l'eroe di tutti gli ugandesi. Così l'obiettivo della UNC fu subito chiaro: l'eliminazione del colonialismo, la denuncia dello sfruttamento degli africani da parte degli europei e degli indiani e l'opposizione alla Federazione. Ma nel nord non tutti erano dello stesso convincimento. In marzo 1955, Il Governatore Sir Cohen visitò Gulu per inaugurare la "Sir Samuel Baker College Library". Otema Alimadi, un acholi di spicco, che sarebbe diventato parte di varie iniziative acholi nella politica ugandese (in seguito sarebbe diventato Primo Ministro sotto Obote), appoggiò l'azione diversiva del Governatore.

Ci fu comunque una rapida crescita politica del popolo ugandese attorno alle idee indipendentiste. Nel 1954 fu fondato il Partito Democratico (DP) e il Partito Progressista (PP) che però non ebbero mai la dinamicità dei leaders dell'UNC come Nusaazi, Kiwanuka e Mayanja.
Nei negoziati per ritorno di Muntesa II si richiesero elezioni dirette, accettate nel Buganda Agreement del 1955. Cohen si impegnò ad elezioni dirette sperimentali in Buganda nel 1956, ma con elezioni indirette altrove; sorprendentemente il regime del Buganda non ne permise la realizzazione, con ulteriori ritardi nell'autonomizzazione dell'Uganda.

Le forze e gli sviluppi internazionali che costrinsero la Gran Bretagna a dare l'indipendenza all'Uganda ed alle altre colonie furono comunque superiori sia agli interessi particolari dei filocolonialisti, sia delle spinte anticolonialiste ugandesi.

In quegli anni il UNC perse mordente, in favore di formazioni minori, una delle quali fu Uganda People's Congress (UPC), guidato da Apolo Milton Obote, e l'altra il Democratic Party di Benedicto Kiwanuka. Comunque le elezioni del 1961 portarono alla formazione del primo governo africano di B. Kiwanuka; Obote guidò l'opposizione. Un pericolo per il Democratic Party fu la nascita del Kabaka Yekka, partito politico monarchico del Buganda. Ma fu solo con l'alleanza con UPC che ebbe un ruolo attivo e partecipò alla definizione della Costituzione di Indipendenza del 1961.

Infatti quando si trattò di decidere quale partito avrebbe preso in consegna il potere politico con l'Indipendenza ormai imminente, il Uganda People Congress e il Kabaka Yekka si allearono, vinsero le elezioni con una discreta maggioranza, Obote (foto) fu eletto Primo Ministro e incaricato di andare a Londra a dare gli ultimi ritocchi della Costituzione di Indipendenza.
Dopo decenni di contrapposizioni e lotte, la decisione inglese di lasciare l'Uganda maturò in sette mesi, da marzo a ottobre 1962.

Il 9 ottobre 1962 l'Uganda fu dichiarata indipendente.
Sir Edward Mutesa (foto) fu eletto primo Presidente dell'Uganda e Sir Nadiope Vicepresidente.


2. Dall'indipendenza a Museveni

Nel 1962, quando si trattò di decidere quale partito avrebbe preso in consegna il potere politico con l'Indipendenza ormai imminente, il Uganda People Congress e il Kabaka Yekka si allearono, vinsero le elezioni con una discreta maggioranza, Obote fu eletto Primo Ministro e incaricato di andare a Londra a dare gli ultimi ritocchi alla Costituzione di Indipendenza. Il 9 ottobre 1962 l'Uganda fu dichiarata indipendente. Sir Edward Mutesa fu eletto primo Presidente dell'Uganda e Sir Nadiope Vicepresidente.

A fine1965-inizio1966, fu denunciato alla magistratura uno scandalo che avrebbe potuto travolgere il Primo Ministro, alcuni Ministri e il Comandante dell'Esercito; Obote fece arrestare i Ministri (con l'inchiesta in corso), sospese la Costituzione e assunse i pieni poteri. Mutesa dovette lasciare il suo ufficio per una Repubblica Presidenziale Esecutiva.

In aprile '66 venne promulgata una nuova Costituzione. Si giunse ad una tensione fortissima tra il Governo Centrale e il Lukiko del Buganda, con l'espulsione del personale governativo dal suo territorio. Obote il 24 maggio 1966 invase militarmente il Buganda con la sanguinosa battaglia di Mengo e le truppe al comando del Comandante Idi Amin Dada setacciarono il Palazzo Reale. Il Kabaka scappò ma molti collaboratori furono trucidati. Era la prima strage di ugandesi ad opera di un presidente ugandese e del suo esercito (lo stesso ne compirà un'altra ben più orribile a Lowero nel 1985).
Il Governo Centrale mantenne un buon controllo dell'area settentrionale nilotica del paese. Il primo governo Obote si ridusse quindi ad un quinquennio senza costituzione, sotto la legge marziale, con profonde divisioni tribali.

L'Esercito ebbe un importante sviluppo sotto il primo governo di Apolo Milton Obote con forti incrementi di salario e di importanza di ruolo. Durante tale periodo si era andata rafforzando sempre più la posizione di Idi Amin Dada (foto) , che aveva percorso tutti i gradini della gerarchia militare, fino a diventare Comandante in capo delle Forze Armate Ugandesi. Aveva quindi in mano la forza quando, durante l'assenza di Obote per la Conferenza di Singapore, prese il potere con un colpo di stato.

Che cosa non aveva funzionato? Quando l'Uganda ottenne l'indipendenza nel 1962, nessuno si aspettava il successivo lungo disastro. Al contrario, e diversamente dal vicino Kenya, in Uganda non c'era stato un conflitto così sanguinoso come la rivolta Mau-Mau. La produzione di cotone e caffè aveva garantito una discreta qualità di vita, una buona educazione scolastica: quindi buone speranze per il futuro. Diversamente dalla Tanzania, l'Uganda era ricca di risorse naturali ed era dotata di una preparata classe professionale intermedia. Infatti i primi anni videro il sorgere di nuove scuole e di ospedali, di migliorati trasporti, di iniziative produttive. L'Università di Makerere era garanzia di cultura, l'ospedale di Mulago di buona preparazione medica; la centrale idroelettrica di Owen Falls garantiva al nuovo governo appena insediato importanti vantaggi energetici.

L'indipendenza stessa era stata raggiunta senza gravi spargimenti di sangue: si può perfino sostenere che i partiti politici divennero veramente attivi più per prendersi in carico l'indipendenza che non per conquistarla attivamente.
Come primo Ministro Obote dimostrò un certo talento nel mediare tra gruppi molto differenti per lingua, tradizioni, cultura, inimicizie storiche e rivalità religiose.
Quali furono le difficoltà? Innanzitutto la suddivisione linguistica tra Bantu del sud e Nilotici del nord. Inoltre la divisione tra allevatori e agricoltori. Inoltre le differenze tra gli antichi regni dispotici e i politici di nuova leva, più democratici e partecipativi. Inoltre le rivalità tra i regni stessi (Buganda-Inglesi/Bunyoro), le differenze tra le aree più servite dalle ferrovie e dai trasporti e quelle meno servite, infine una classe militare di professione senza una vera identità nazionale, da ultimo una forte presenza di Indiani ricchi. C'è dunque una lunga lista di motivi che spiegano la straordinaria vulnerabilità politica dell'Uganda degli anni '60.

Il risultato inevitabile fu il dispotismo militare degli anni '70. ma le cause principali erano già presenti al momento dell'indipendenza.

Tornando ad Amin, egli piombò l'Uganda in otto anni di terrore e di disintegrazione. Tutto venne travolto: l'economia, l'educazione, la convivenza. I morti ammazzati, anche con inimmaginabile sadismo, si contarono a centinaia di migliaia. Egli sfogò il suo odio soprattutto sui Lango e gli Acholi, storici supporters di Obote. Innumerevoli ugandesi furono costretti ad andarsene. Espulse gli indiani e gli inglesi, determinando l'improvviso collasso dell'economia ugandese. Subì lo smacco internazionale dell'azione commando israeliana in occasione del dirottamento dell'Airbus della El-Al. In un sussulto di megalomania attaccò la Tanzania nel 1978: la sconfitta militare subita liquidò il regime nel 1979. Non ci si soffermerà su questo luttuoso periodo perché è talmente anomalo e rifiutato da tutti che non dovrebbe costituire materia di particolare meditazione e di possibile evoluzione politica..

Un periodo di tumultuosa transizione politica seguì l'incubo di Amin. Un mese prima della liberazione di Kampala, i rappresentanti civili dell'opposizione ad Amin si incontrarono a Moshi e formarono la Unity Conference che istituì lo Uganda National Liberation Front (UNLF). Come Incaricato Esecutivo fu designato Yussuf Lule, già rettore dell'Università di Makerere. In quanto accademico e non politico, non impensieriva nessuna delle 22 formazioni politiche presenti. Dopo la caduta di Amin, Lule divenne Presidente (foto), con un parlamento provvisorio (National Consultative Council -NCC). Fu presto accusato di autoritarismo di favoritismi verso i Buganda. Dopo tre mesi, con l'approvazione di Nyerere (che controllava ancora Kampala con l'esercito tanzàno), Lule fu forzatamente rimosso ed esiliato. Fu sostituito da Godfrey Binaisa, (foto) anch'egli del Buganda, ex collaboratore d'alto livello di Obote. La sua incapacità di controllare un esercito sempre più potente gli fu fatale. L'esercito postbellico era costituito da 1000 uomini, come il King's African Rifles del 1962. Ma nel 1979 i leader come Yoweri Kaguta Museveni e Major-General David Oyite Ojok iniziarono ad arruolare migliaia di uomini che divennero le loro armate private (il primo passò da 80 a 8000 uomini, il secondo da 600 a 24000). Il colpo di stato maturò nel maggio 1980, ideato da Ojok (foto), Museveni (foto) e Paulo Muwanga (foto), collaboratore di Obote. In effetti l'Uganda fu diretta da Muwanga fino alle elezioni di fine 1980. Per il controllo della situazione, le spese militari raggiunsero il 30% delle risorse nazionali, una cifra spropositata agli occhi dei civili contribuenti.
Si assistette al trionfale ritorno di Obote dalla Tanzania, affiancato dal suo supporter Lango Generale Oyite-Ojok.
Subito parlò di ritorno al partito unico. Le elezioni del 1980 erano le prime da 18 anni! I partiti più importanti erano UPC Uganda People's Congress di Obote, il DP Democratic Party di Paul Ssesemogere, il UPM Uganda Patriotic Movement di Y. Museveni e il Conservative Party, con gli eredi del Kabaka Yekka. Si ebbero ridde di brogli e di prepotenze, che le resero assolutamente irregolari: non c'era neppure la segretezza del voto. La lista Obote vinse in 81 su 126 circoscrizioni. BBC e Voice of America diffusero la notizia del trionfo, anche il Commonwealth Observer Group si dichiarò soddisfatto. Lo scoppio di una nuova guerra civile era talmente temuto, che si preferì chiudere un occhio (o due).

Nei primi anni '80 il secondo governo Obote fu lo sfondo di vendette incrociate e di disillusioni.

Nel febbraio 1981, poco dopo l'insediamento del secondo governo Obote (che aveva come vice e ministro della difesa Paulo Muwanga) un precedente membro della Commissione Militare, Yoweri Museveni con i suoi adepti armati si dichiararono Armata di Resistenza Nazionale (National Resistence Army -NRA). Egli voleva rovesciare Obote con una rivolta popolare ed iniziò quella che fu chiamata "la guerra nella boscaglia".
Altri gruppi minori sorsero, a boicottare il nuovo regime, ma furono distrutti.
Museveni, che aveva esperienza di guerriglia per aver militato nel FRELIMO mozambicano, si impegnò in aree rurali ostili ad Obote, specialmente nel Buganda, nel Bunyoro e nell'Ankole.

Gli sforzi di Obote di aver ragione di Museveni per quattro anni non produssero che distruzione di vaste aree e molti più morti che il regime di Amin. Il suo esercito era formato da molti Lango e Acholi sfuggiti al genocidio di Amin; armati e in divisa militare, sparsero il terrore nel sud del paese. Per eradicare il sostegno a Museveni, internarono in campi di concentramento ben 750.000 persone dell'area di Lowero, a nord di Kampala, Tutto fu rapinato dai militari di Obote in quella zona, innumerevoli assassinii furono perpetrati (pile di teschi umani furono in seguito ritrovati nella boscaglia).

L'esercito era principalmente concentrato nel nord-ovest, cioè nel West-Nile, dove si trovava il supporto popolare di Idi Amin, nel timore di un suo ritorno. La vendetta dell'esercito acholi sul gruppo etnico di Amin fu tremenda, addirittura con una strage di persone nascoste in una missione. La Croce Rossa Internazionale, che denunciò il massacro, fu espulsa dall'Uganda. Lo stile poliziesco non differì molto da quello di Amin; gli oppositori scomparivano, anziché allo State Research Bureau di Nakasero, presso la "Nile Mansions". Amnesty International ha contato 500.000 morti tra il 1981 e il 1985, senza contare l'attività di tortura perpetrata ovunque.

Non ostante queste attività, Obote era sensibile alla propria immagine internazionale e aveva seguito le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale: svalutò lo scellino del 50%, per migliorare le esportazioni. Egli ottenne anche l'appoggio militare della Korea del Nord contro i ribelli di Museveni. Il migliore elemento dell'esercito, il generale Oyite Ojok morì in un incidente d'elicottero e Obote attese molto prima di nominarne il successore, che fu un Acholi, anche per calmierare la montante protesta della componente acholi dell'esercito, sempre in prima linea.
Ancora una volta durante l'assenza di Obote, il generale Basilio Olara Okello mobilitò l'esercito ed entrò in Kampala il 27 luglio 1985. Obote era andato in Zambia, con molti suoi collaboratori e buona parte delle risorse nazionali.

Il governo militare di Tito Lutwa Okello, fratello del generale omonimo, durò dal luglio 1985 al gennaio 1986, senza un disegno politico, che non fosse l'autodifesa personale. Per rafforzare la sua posizione contro il NRA Okello invitò i soldati di Amin a tornare dal Sudan in Uganda. Essi combatterono molto abilmente, ma senza troppe distinzioni tra amici e nemici. Questa riabilitazione di quelle infami soldatesche non giovò all'immagine internazionale di Okello e fu un elemento positivo per Museveni.

Nel 1986 un'iniziativa di mediazione del Kenya fu ben accolta da Okello, allo stremo di credibilità politica; i negoziati però si dilungarono. In gennaio 1986 Museveni diede il colpo finale, entrando a Kampala; Okello fuggi nel nord tra gli acholi.

Yoweri Kaguta Museveni proclamò la propria Presidenza il 29 gennaio 1986: immensi problemi di ricostruzione attendevano il nuovo regime. Il governo di Museveni assunse quindi il potere senza una fiducia popolare universale sulla sua capacità di legiferare. La sua National Resistance Army (NRA) aveva però dimostrato maggior disciplina delle altre formazioni armate. Quando dichiarò la propria volontà politica di rendere pacifico e sicuro il paese, ebbe un forte supporto popolare. L'NRA creò una branca politica, il National Resistance Movement (NRM) e definì il proprio Programma in Dieci Punti, che comportava una vasta base democratica e una gerarchia delle assemblee popolari (Resistence Councils, divenuti poi Local Council) dal primo livello di villaggio al quinto di distretto quale via di progressiva mediazione e responsabilizzazione.

Dopo i dubbi iniziali se assumere i metodi economico-amministrativi occidentali, il governo si orientò verso una corretta azione di riforme strutturali e di diversificazione delle esportazioni. La contabilità corretta nei sevizi governativi e il comportamento dei funzionari pubblici furono obiettivi prioritari. Ma il NRM aveva pochi quadri formati e la decisione di Museveni di reinsediare negli alti gradi alcuni elementi dei passati governi e del precedente esercito gli costò qualche supporto politico. Per di più, le idee politiche dell'NRM erano nuove e non avevano base nel nord e nell'est, dove uno stillicidio insurrezionale continuò a stravolgere le vita dei territori e ancor oggi dopo sedici anni di azione difensiva e di presenza sul territorio non ha ancora avuto ragione di tali forze ribelli.

Anche l'Esercito attraverso il vasto reclutamento anche di elementi ribelli non ha saputo disfarsi dell'immagine di abuso sui diritti umani per cui era divenuto famoso. Così le azioni di pacificazione si sono spesso risolte in attacchi indiscriminati alla popolazione civile nel nord-est (Karamoja compresa), con un sistema giudiziario di inchiesta lento alle iniziative in questo campo. Frattanto le spese militari si sono ingigantite, ponendo seri dilemmi di costi/opportunità in altri campi.

Nei primi '90 Museveni sostenne molto l'azione della magistratura e degli osservatori per il rispetto dei diritti umani. Sul piano internazionale, Museveni cominciò nel 1991 un più stretto rapporto trilaterale con Daniel Moi Presidente del Kenya e con Ali Hassan Mwinyi Presidente della Tanzania. Certamente i frequenti incidenti di frontiera con il Kenya che si verificano anche in Karamoja non rendono facile un rapporto di fiducia reciproca. Comunque vari accordi furono stipulati in campo di sicurezza, commercio, trasporti, agricoltura e industria. Con il Rwanda le relazioni furono difficili anche per la presenza di esuli rwandesi in Uganda e l'invasione del Rwandan Patriotic Front in patria nel 1990 a partire dall'Uganda. Il presidente Juvénal Habyarimana accusò Museveni di complicità. I frequenti sconfinamenti dell'armata rwandese sembra siano costati all'Uganda migliaia di morti e di profughi. Rappresentanti dell'Organizzazione dell'Unità Africana hanno spesso mediato con scarso successo. Anche i profughi dallo Zaire furono decine di migliaia nei primi anni '90.
La stessa difficile situazione si ha con il Sud Sudan, dove l'Esercito sudanese spinge i ribelli attraverso il confine in aree del nord Uganda estermamaente povere per la siccità cronica e instabili per la presenza di forze ribelli a Museveni. I profughi sono comunque un incubo per la già instabile economia ugandese.

Nel gennaio 1990 il NRM estese per cinque anni i termini di governo. A partire dal 1993 furono re-istituiti i regni del sud, a cominciare dal Buganda: il ruolo dei re si basava su regole tradizionali.

Un obiettivo importante fu l'emanazione della Costituzione. Una commissione speciale di 21 membri si insediò nel 1988, con una scaletta di date tra cui un referendum popolare sulla bozza costituzionale per il 1993. Nel frattempo le elezioni dei Resistence Council in 30.000 villaggi ebbe luogo nel 1992, con l'indiretta designazione dei membri a livello di parish, di subcontea, di contea e di distretto. La campagna elettrorale fu però proibita, con la clausola di eventuale eliminazione del candidato. Numerosi elementi dell'opposizione furono eletti, certificando così una sostanziale libertà di voto. Queste elezioni portarono 400.000 ugandesi ad assumere diretta responsabilità politica locale, con rappresentanze di ogni identità etnica, religiosa e politica del paese.

Nel 1996 si tennero le elezioni presidenziali, con la vittoria di Y. Museveni (74,3%) contro
P. Ssesemogere (23,6%) e K. Mayanja (2,1%). Nello stesso anno si tennero le elezioni per il Parlamento.

Dal 1996 l'Uganda ha invaso parte dello Zaire con un lungo coinvolgimento nel conflitto.

Come promesso cinque anni prima, nel 2000 si è tenuto un referendum circa il futuro assetto politico-istituzionale: il 90% ha approvato il progetto Museveni, ma solo il 51,1% degli aventi diritto ha effettivamente votato.
Così nelle seconde elezioni presidenziali della 4^ Costituzione tenutesi il 21 marzo 2001 Museveni ha ottenuto il 69,3% dei voti contro Kizza Basigye con il 27,8%. Anche il 7° Parlamento è stato eletto nel 2001. Il prossimo appuntamento elettorale è per il 2006.

Negli ultimi anni una guerriglia interna ha fortemente compromesso la pace interna e la stabilità nella zona settentrionale del paese. L'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) è un movimento armato fondato da Joseph Kony, e dal suo vice, Vincent Ottii Alana e da Charles Tabuley), Si calcola che la guerra nel nord Uganda abbia provocato fino ad ora centomila vittime, mentre oltre 20.000 bambini sono stati sequestrati.

In conclusione Museveni ha saputo stabilire una pace, che da fragile inizialmente si è dimostrata longeva e sufficientemente forte da garantire una discreta rinascita. Una prudente processo di democratizzazione e una politica economica pragmatica hanno dato esito ad una maggior credibilità e supporto da parte delle istituzioni internazionali. Quale incomparabile caso in tutto il Terzo Mondo, l'Uganda ha convinto i paesi e le istituzioni occidentali a cancellare i precedenti debiti, in vista di un positivo sviluppo.