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1. Note
storiche fino all'indipendenza
2. Dall'indipendenza a Museveni
1. Note storiche fino all'indipendenza
L'Uganda
in tempi remoti ha conosciuto periodi di pace, ma mai di quieto isolamento.
La sua storia antica, che ci parla attraverso reperti archeologici
e racconti di viaggiatori, include cambiamenti politici, migrazioni
e sviluppi di culture diverse. Gli antichi abitatori delle aree intorno
al Lago Vittoria furono raggiunti, intorno al quarto secolo, da genti
migrate da ovest. Questi nuovi arrivati, progenitori degli odierni
Bantu, sperimentarono la pressione esercitata dal nord dall'espansione
del guerrieri-pastori non-Bantu dal decimo secolo in poi. Il graduale
movimento di queste popolazioni verso sud-est fu rallentato dalla
formazione di nuove società comprendenti agricoltori e allevatori.
Ci fu forte competizione per il controllo del territorio, soprattutto
al sud attorno al Lago Vittoria, con la formazione di società
complesse e stratificate, che si basavano sull'agricoltura e su stabili
dimore, mentre i nomadi del nord non formarono mai regni.
Durante
il XIX secolo il gruppo più forte, rappresentato dai Bunyoro,
cominciò a cedere terreno e potere sul vicino gruppo del
Buganda Due aree, di Bugangazzi e di Buyaga, furono annesse dal
Buganda. Da quell'area è nato il nome "Uganda",
figura mitica di grande cacciatore, capace di sfamare il suo popolo.
Di questo leggendario re del Buganda ci parla l'esploratore J. Speke,
che a lungo perlustrò l'area nel XIX secolo insieme a J.
Grant alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Contemporaneamente tanti
esploratori europei approfondirono la conoscenza della zona, tra
cui l'italiano Giovanni Miani (1860): molti di essi erano missionari
tedeschi.
Alla Conferenza di Berlino del 1885 e poi con il Trattato anglo-tedesco
del 1890 venne definita l'area di influenza inglese a settentrione
del Lago Vittoria. La Compagnia Imperiale Britannica per l'Est Africa
(IBEA) ebbe l'autorizzazione inglese a commerciare nell'area est-africana
e ad amministrarla. La Compagnia era guidata dal Capitano Lugard.
Egli lavorò molto per gli interessi coloniali britannici,
oltre che per quelli della Compagnia.
Sul finire
del XIX secolo, i commercianti arabi erano giunti numerosi nella
zona, portando la consuetudine della poligamia e dello schiavismo.
La decisa opposizione della Church Missionary Society protestante
e dei Padri Bianchi cattolici condusse ad un duro confronto religioso.
Le rappresentanze di Islam e Cristianesimo, che si erano pure confrontate
su temi sociali, spirituali ed economici, lasciarono una forte impronta
nella società ugandese. Proprio in queste aree (ma più
in Sudan) svolgeva la sua opera (anche contro lo schiavismo) Padre
Daniele Comboni. Nel 1885-87 il Kabaka Mwanga scatenò una
persecuzione anticristiana. Carlo Lwanga e i suoi 21 compagni, fra
cui Kizito, pagarono con la vita la loro fede: vennero santificati
nel 1969 quali martiri e sono conosciuti come il gruppo del Martiri
d'Uganda. A S. Kizito, il più giovane, è dedicato
l'Ospedale di Matany.
Il controllo
dei disordini in Buganda tra cattolici, musulmani e protestanti
lievitò però a tale livello i costi di gestione della
Compagnia che questa fu costretta ad invitare il Governo Britannico
ad intervenire. Nel 1893 la bandiera dell'Union Jack fu issata a
Port Alice (Entebbe) e un trattato (che invalidava ogni precedente
altro) fu firmato tra il Kabaka del Buganda Mwanga II e Sir Gerald
Portal, primo rappresentante ufficiale del governo britannico. Il
Kabaka veniva posto sotto la protezione inglese (protezione da che
cosa, non si sa) ma lo impegnava ad accettare ogni trattato stipulato
dalla Gran Bretagna. Nel 1894 il Capitano Grant conquistò
il Busoga. Il Generale baganda Kakungulu, un guerriero "religioso",
passò il lago Kyoga con gran seguito di baganda, per conquistare
il Teso e il Lango: anche l'Uganda orientale fu portata così
sotto gli agenti baganda del sud. Allo scoppio della Prima Guerra
Mondiale la legge britannica era ben stabilizzata, tranne che in
Karamogia, dove giunse nel 1919.
Nel 1900
un altro accordo fu firmato tra i Baganda e Sir Johnston. Da quel
momento il Kabaka governava solo per concessione degli inglesi;
la terra fu privatizzata, cosa che diede forte impulso all'agricoltura.
Lo stesso trattato fu firmato con il Re del Toro e dell'Ankole nel
1894, mentre con il Bunyoro fu possibile solo nel 1933. L'agricoltura
ebbe un forte sviluppo durante la Prima Guerra Mondiale e durante
gli anni '20 e '30 i proprietari agricoli riuscirono a influire
sulle fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale. Le leggi del
Protettorato regolarono secondo un calcolo oculato l'uso del territorio
e di altre risorse, spesso accordando le licenze su base puramente
razziale.
Ovunque
la legge coloniale era stata istituita con la forza ed erano stati
guai per chi vi aveva resistito. Primo fra tutti Re Kabarega, che
resistette per dieci anni fino al 1899, quando fu deposto e inviato
in esilio, dove morì nel 1923. La stessa fine fece il Kabaka
Mwanga del Buganda, quando in un secondo momento si oppose agli
Inglesi; stesso destino per il Re di Igara, per il Re del Kajara
e del Buhweju. Anche nel Teso, nell'Acholi e nel Lango ci fu resistenza,
culminata nella ribellione di Lamogi del 1912. Ma i dispiaceri più
grossi vennero dai soldati di origine sudanese, che combattevano
per Lugard. Ci fu un lungo ammutinamento, che fu risolto solo con
l'arrivo di truppe indiane (sic) che sconfissero gli ammutinati.
Gli inglesi
trovarono in Buganda il sistema di governo denominato "kiganda",
che fu esteso a tutta la regione, affidandolo per l'esecuzione ad
agenti baganda. Il Protettorato era comandato da un Governatore,
sotto il quale c'erano i Commissari Provinciali e Distrettuali.
Questi ultimi erano coadiuvati da capi di contea e subcontea (gombolola)
e numerosi capi minori. C'erano consigli locali modellati sull'esempio
del Lukiko (Parlamento) del Buganda.
Ma nel
1921 quando fu introdotto il Legislative Council, gli africani boicottarono
il nuovo sistema, che era retto esclusivamente da europei e da indiani.
E' solo nel 1926 che J.C. Amin accettò di divenire membro
non ufficiale del Council, su invito del Governatore; e solo nel
1945 tre membri africani vi entrarono di diritto. In questo periodo
vanno ricordati due europei illuminati che si opposero strenuamente
all'ingordigia dei produttori europei, che desideravano sviluppare
le redditizie monoculture, a scapito della piccola agricoltura locale
di sussistenza: Mr. Simpson, Direttore dell'Agricoltura dal 1915
al 1929 e Mr. Spire, Commissario Provinciale della Provincia Orientale.
Il cotone e il caffè erano comunque diventate le due voci
più importanti nelle esportazioni, avendo sostituito l'avorio.
Il sistema produttivo si avvaleva dall'1902 di una efficiente linea
ferroviaria, da Kisumu alla costa del Kenya (Uganda Railway), potenziata
nel 1912 da Jinja a Namasagali e da Tororo a Soroti e nel 1948 fino
alle miniere di Kasese; dal 1961 la linea sarà estesa da
Soroti a Lira e a Gulu.
Nelle
prime decadi del XX secolo gli agenti baganda crearono molto scontento,
più degli inglesi stessi, che pure erano assai convinti del
loro ruolo imperiale. Una grande cerimonia ebbe luogo il 10 Aprile
1944 per festeggiare i primi 50 anni di presenza britannica in Uganda
. Il Governatore Sir Charles Dundas dichiarò che il 10 aprile
1994 avrebbero festeggiato il secolo. Qualche mese dopo, in gennaio
1945, il governo coloniale assestò un duro colpo agli elementi
anticolonialisti, approfittando di uno sciopero dei lavoratori dei
servizi sociali. Vennero soppressi i contatti dei dissidenti con
il mondo libero e la loro possibilità di esprimersi all'interno.
Nel 1945 il governo coloniale istituì la Special Branch (una
polizia speciale) per ricercare, neutralizzare o punire gli attivisti
indipendentisti. Tra il 1945 e il 1950, il governo coloniale criminalizzò
le associazioni politiche locali, per impedire qualsiasi connessione
con la mobilitazione anticolonialista. L'ufficio coloniale di O.
H. Morris e J. H. Horton concepì un programma ufficiale chiamato
'Corona' per mobilitare forze contro l'indipendenza nelle colonie,
inclusa l'Uganda. Il programma 'Corona' fu affidato a Sir Charles
Jeffries.
Molti
Ugandesi furono comunque attivi nell'ostacolare l'indipendenza dalla
Gran Bretagna. Molti di essi venivano insigniti di particolari titoli
di merito di significato molto limitato, su base totalmente etnico-tribale.
Uno di questi esponenti più attivi fu un capo ankole chiamato
Lazaro Kamugungunu, ma la lista è lunghissima e ogni realtà
tribale ha avuto i suoi esponenti. Invece dell'indipendenza, ì
gruppi etnici preferirono ottenere i loro Busoga College, Lango
College, Teso College, le cooperative etniche, gli ospedali etnici,
le scuole etniche e gli amministratori locali etnici. Il nazionalismo
etnico divenne più affascinante dell'anticolonialismo. Il
giovane Apolo Milton Obote, prima di divenire nazionalista, condusse
una campagna giornalistica contro l'indipendenza a causa dell'arretratezza
dell'Uganda settentrionale.
Nel 1950
il Ministero Coloniale Britannico istituì un nuovo centro
di istruzione a Nsamizi (Entebbe) per la formazione politica dell'intellighentia
ugandese. Il Nsamizi Training Institute svolse un ruolo paragonabile
all'attuale scuola politica NRM di Kyankwanzi, anche per l'obiettiva
serietà e professionalità dell'istituzione. Nel 1950
il Governo Coloniale iniziò a istituire i Consigli di Governo
Distrettuali. Per divenire consigliere era necessario aver frequentato
il corso preparatorio del Makerere College (Certificate of Competence).
In genere
comunque le rivolte ugandesi non avevano una base nazionalista,
sia perché le etnie erano molto differenti, sia perché
gli inglesi non avevano qui rapinato la terra degli ugandesi, come
avevano fatto invece in Kenya, sia perché fu utilizzato un
sistema autoctono amministrativo che favorì un'autonomia
locale. Ma verso gli anni '50 il nazionalismo fu sufficientemente
maturo. Le rivolte del '49 e del '50 portarono nel 1952 all'arrivo
di Sir Andrew Cohen, che propose importanti cambiamenti costituzionali
nel Buganda, che avrebbero realmente condotto ad una autonomia di
governo. Nel frattempo 1952 era stato fondato il primo partito politico
UNC (Uganda National Congress), per l'unità e l'indipendenza
di tutti gli ugandesi.
Ma nel
1953 il Segretario di Stato per le Colonie propose l'istituzione
della Federazione Est-Africana. Il Kabaka si oppose e domandò
allora l'indipendenza, ponendo in pericolo l'esistenza stessa del
governo coloniale. In novembre Mutesa II fu deposto e deportato
in Inghilterra. Deportando il Kabaka, Sir Cohen fece un errore madornale.
In una notte il Kabaka divenne l'eroe di tutti gli ugandesi. Così
l'obiettivo della UNC fu subito chiaro: l'eliminazione del colonialismo,
la denuncia dello sfruttamento degli africani da parte degli europei
e degli indiani e l'opposizione alla Federazione. Ma nel nord non
tutti erano dello stesso convincimento. In marzo 1955, Il Governatore
Sir Cohen visitò Gulu per inaugurare la "Sir Samuel
Baker College Library". Otema Alimadi, un acholi di spicco,
che sarebbe diventato parte di varie iniziative acholi nella politica
ugandese (in seguito sarebbe diventato Primo Ministro sotto Obote),
appoggiò l'azione diversiva del Governatore.
Ci fu
comunque una rapida crescita politica del popolo ugandese attorno
alle idee indipendentiste. Nel 1954 fu fondato il Partito Democratico
(DP) e il Partito Progressista (PP) che però non ebbero mai
la dinamicità dei leaders dell'UNC come Nusaazi, Kiwanuka
e Mayanja.
Nei negoziati per ritorno di Muntesa II si richiesero elezioni dirette,
accettate nel Buganda Agreement del 1955. Cohen si impegnò
ad elezioni dirette sperimentali in Buganda nel 1956, ma con elezioni
indirette altrove; sorprendentemente il regime del Buganda non ne
permise la realizzazione, con ulteriori ritardi nell'autonomizzazione
dell'Uganda.
Le forze
e gli sviluppi internazionali che costrinsero la Gran Bretagna a
dare l'indipendenza all'Uganda ed alle altre colonie furono comunque
superiori sia agli interessi particolari dei filocolonialisti, sia
delle spinte anticolonialiste ugandesi.
In quegli
anni il UNC perse mordente, in favore di formazioni minori, una
delle quali fu Uganda People's Congress (UPC), guidato da Apolo
Milton Obote, e l'altra il Democratic Party di Benedicto Kiwanuka.
Comunque le elezioni del 1961 portarono alla formazione del primo
governo africano di B. Kiwanuka; Obote guidò l'opposizione.
Un pericolo per il Democratic Party fu la nascita del Kabaka Yekka,
partito politico monarchico del Buganda. Ma fu solo con l'alleanza
con UPC che ebbe un ruolo attivo e partecipò alla definizione
della Costituzione di Indipendenza del 1961.
Infatti quando si trattò di decidere quale partito avrebbe
preso in consegna il potere politico con l'Indipendenza ormai imminente,
il Uganda People Congress e il Kabaka Yekka si allearono, vinsero
le elezioni con una discreta maggioranza, Obote (foto)
fu eletto Primo Ministro e incaricato di andare a Londra a dare
gli ultimi ritocchi della Costituzione di Indipendenza.
Dopo decenni di contrapposizioni e lotte, la decisione inglese di
lasciare l'Uganda maturò in sette mesi, da marzo a ottobre
1962.
Il 9
ottobre 1962 l'Uganda fu dichiarata indipendente.
Sir Edward Mutesa (foto)
fu eletto primo Presidente dell'Uganda e Sir Nadiope Vicepresidente.
2.
Dall'indipendenza a Museveni
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Nel 1962,
quando si trattò di decidere quale partito avrebbe preso in
consegna il potere politico con l'Indipendenza ormai imminente, il
Uganda People Congress e il Kabaka Yekka si allearono, vinsero le
elezioni con una discreta maggioranza, Obote fu eletto Primo Ministro
e incaricato di andare a Londra a dare gli ultimi ritocchi alla Costituzione
di Indipendenza. Il 9 ottobre 1962 l'Uganda fu dichiarata indipendente.
Sir Edward Mutesa fu eletto primo Presidente dell'Uganda e Sir Nadiope
Vicepresidente.
A fine1965-inizio1966,
fu denunciato alla magistratura uno scandalo che avrebbe potuto
travolgere il Primo Ministro, alcuni Ministri e il Comandante dell'Esercito;
Obote fece arrestare i Ministri (con l'inchiesta in corso), sospese
la Costituzione e assunse i pieni poteri. Mutesa dovette lasciare
il suo ufficio per una Repubblica Presidenziale Esecutiva.
In aprile
'66 venne promulgata una nuova Costituzione. Si giunse ad una tensione
fortissima tra il Governo Centrale e il Lukiko del Buganda, con
l'espulsione del personale governativo dal suo territorio. Obote
il 24 maggio 1966 invase militarmente il Buganda con la sanguinosa
battaglia di Mengo e le truppe al comando del Comandante Idi Amin
Dada setacciarono il Palazzo Reale. Il Kabaka scappò ma molti
collaboratori furono trucidati. Era la prima strage di ugandesi
ad opera di un presidente ugandese e del suo esercito (lo stesso
ne compirà un'altra ben più orribile a Lowero nel
1985).
Il Governo Centrale mantenne un buon controllo dell'area settentrionale
nilotica del paese. Il primo governo Obote si ridusse quindi ad
un quinquennio senza costituzione, sotto la legge marziale, con
profonde divisioni tribali.
L'Esercito
ebbe un importante sviluppo sotto il primo governo di Apolo Milton
Obote con forti incrementi di salario e di importanza di ruolo.
Durante tale periodo si era andata rafforzando sempre più
la posizione di Idi Amin Dada (foto)
, che aveva percorso tutti i gradini della gerarchia militare, fino
a diventare Comandante in capo delle Forze Armate Ugandesi. Aveva
quindi in mano la forza quando, durante l'assenza di Obote per la
Conferenza di Singapore, prese il potere con un colpo di stato.
Che cosa
non aveva funzionato? Quando l'Uganda ottenne l'indipendenza nel
1962, nessuno si aspettava il successivo lungo disastro. Al contrario,
e diversamente dal vicino Kenya, in Uganda non c'era stato un conflitto
così sanguinoso come la rivolta Mau-Mau. La produzione di
cotone e caffè aveva garantito una discreta qualità
di vita, una buona educazione scolastica: quindi buone speranze
per il futuro. Diversamente dalla Tanzania, l'Uganda era ricca di
risorse naturali ed era dotata di una preparata classe professionale
intermedia. Infatti i primi anni videro il sorgere di nuove scuole
e di ospedali, di migliorati trasporti, di iniziative produttive.
L'Università di Makerere era garanzia di cultura, l'ospedale
di Mulago di buona preparazione medica; la centrale idroelettrica
di Owen Falls garantiva al nuovo governo appena insediato importanti
vantaggi energetici.
L'indipendenza
stessa era stata raggiunta senza gravi spargimenti di sangue: si
può perfino sostenere che i partiti politici divennero veramente
attivi più per prendersi in carico l'indipendenza che non
per conquistarla attivamente.
Come primo Ministro Obote dimostrò un certo talento nel mediare
tra gruppi molto differenti per lingua, tradizioni, cultura, inimicizie
storiche e rivalità religiose.
Quali furono le difficoltà? Innanzitutto la suddivisione
linguistica tra Bantu del sud e Nilotici del nord. Inoltre la divisione
tra allevatori e agricoltori. Inoltre le differenze tra gli antichi
regni dispotici e i politici di nuova leva, più democratici
e partecipativi. Inoltre le rivalità tra i regni stessi (Buganda-Inglesi/Bunyoro),
le differenze tra le aree più servite dalle ferrovie e dai
trasporti e quelle meno servite, infine una classe militare di professione
senza una vera identità nazionale, da ultimo una forte presenza
di Indiani ricchi. C'è dunque una lunga lista di motivi che
spiegano la straordinaria vulnerabilità politica dell'Uganda
degli anni '60.
Il risultato
inevitabile fu il dispotismo militare degli anni '70. ma le cause
principali erano già presenti al momento dell'indipendenza.
Tornando
ad Amin, egli piombò l'Uganda in otto anni di terrore e di
disintegrazione. Tutto venne travolto: l'economia, l'educazione,
la convivenza. I morti ammazzati, anche con inimmaginabile sadismo,
si contarono a centinaia di migliaia. Egli sfogò il suo odio
soprattutto sui Lango e gli Acholi, storici supporters di Obote.
Innumerevoli ugandesi furono costretti ad andarsene. Espulse gli
indiani e gli inglesi, determinando l'improvviso collasso dell'economia
ugandese. Subì lo smacco internazionale dell'azione commando
israeliana in occasione del dirottamento dell'Airbus della El-Al.
In un sussulto di megalomania attaccò la Tanzania nel 1978:
la sconfitta militare subita liquidò il regime nel 1979.
Non ci si soffermerà su questo luttuoso periodo perché
è talmente anomalo e rifiutato da tutti che non dovrebbe
costituire materia di particolare meditazione e di possibile evoluzione
politica..
Un periodo
di tumultuosa transizione politica seguì l'incubo di Amin.
Un mese prima della liberazione di Kampala, i rappresentanti civili
dell'opposizione ad Amin si incontrarono a Moshi e formarono la
Unity Conference che istituì lo Uganda National Liberation
Front (UNLF). Come Incaricato Esecutivo fu designato Yussuf Lule,
già rettore dell'Università di Makerere. In quanto
accademico e non politico, non impensieriva nessuna delle 22 formazioni
politiche presenti. Dopo la caduta di Amin, Lule divenne Presidente
(foto),
con un parlamento provvisorio (National Consultative Council -NCC).
Fu presto accusato di autoritarismo di favoritismi verso i Buganda.
Dopo tre mesi, con l'approvazione di Nyerere (che controllava ancora
Kampala con l'esercito tanzàno), Lule fu forzatamente rimosso
ed esiliato. Fu sostituito da Godfrey Binaisa, (foto)
anch'egli del Buganda, ex collaboratore d'alto livello di Obote.
La sua incapacità di controllare un esercito sempre più
potente gli fu fatale. L'esercito postbellico era costituito da
1000 uomini, come il King's African Rifles del 1962. Ma nel 1979
i leader come Yoweri Kaguta Museveni e Major-General David Oyite
Ojok iniziarono ad arruolare migliaia di uomini che divennero le
loro armate private (il primo passò da 80 a 8000 uomini,
il secondo da 600 a 24000). Il colpo di stato maturò nel
maggio 1980, ideato da Ojok (foto),
Museveni (foto)
e Paulo Muwanga (foto),
collaboratore di Obote. In effetti l'Uganda fu diretta da Muwanga
fino alle elezioni di fine 1980. Per il controllo della situazione,
le spese militari raggiunsero il 30% delle risorse nazionali, una
cifra spropositata agli occhi dei civili contribuenti.
Si assistette al trionfale ritorno di Obote dalla Tanzania, affiancato
dal suo supporter Lango Generale Oyite-Ojok.
Subito parlò di ritorno al partito unico. Le elezioni del
1980 erano le prime da 18 anni! I partiti più importanti
erano UPC Uganda People's Congress di Obote, il DP Democratic Party
di Paul Ssesemogere, il UPM Uganda Patriotic Movement di Y. Museveni
e il Conservative Party, con gli eredi del Kabaka Yekka. Si ebbero
ridde di brogli e di prepotenze, che le resero assolutamente irregolari:
non c'era neppure la segretezza del voto. La lista Obote vinse in
81 su 126 circoscrizioni. BBC e Voice of America diffusero la notizia
del trionfo, anche il Commonwealth Observer Group si dichiarò
soddisfatto. Lo scoppio di una nuova guerra civile era talmente
temuto, che si preferì chiudere un occhio (o due).
Nei primi
anni '80 il secondo governo Obote fu lo sfondo di vendette incrociate
e di disillusioni.
Nel febbraio
1981, poco dopo l'insediamento del secondo governo Obote (che aveva
come vice e ministro della difesa Paulo Muwanga) un precedente membro
della Commissione Militare, Yoweri Museveni con i suoi adepti armati
si dichiararono Armata di Resistenza Nazionale (National Resistence
Army -NRA). Egli voleva rovesciare Obote con una rivolta popolare
ed iniziò quella che fu chiamata "la guerra nella boscaglia".
Altri gruppi minori sorsero, a boicottare il nuovo regime, ma furono
distrutti.
Museveni, che aveva esperienza di guerriglia per aver militato nel
FRELIMO mozambicano, si impegnò in aree rurali ostili ad
Obote, specialmente nel Buganda, nel Bunyoro e nell'Ankole.
Gli sforzi
di Obote di aver ragione di Museveni per quattro anni non produssero
che distruzione di vaste aree e molti più morti che il regime
di Amin. Il suo esercito era formato da molti Lango e Acholi sfuggiti
al genocidio di Amin; armati e in divisa militare, sparsero il terrore
nel sud del paese. Per eradicare il sostegno a Museveni, internarono
in campi di concentramento ben 750.000 persone dell'area di Lowero,
a nord di Kampala, Tutto fu rapinato dai militari di Obote in quella
zona, innumerevoli assassinii furono perpetrati (pile di teschi
umani furono in seguito ritrovati nella boscaglia).
L'esercito
era principalmente concentrato nel nord-ovest, cioè nel West-Nile,
dove si trovava il supporto popolare di Idi Amin, nel timore di
un suo ritorno. La vendetta dell'esercito acholi sul gruppo etnico
di Amin fu tremenda, addirittura con una strage di persone nascoste
in una missione. La Croce Rossa Internazionale, che denunciò
il massacro, fu espulsa dall'Uganda. Lo stile poliziesco non differì
molto da quello di Amin; gli oppositori scomparivano, anziché
allo State Research Bureau di Nakasero, presso la "Nile Mansions".
Amnesty International ha contato 500.000 morti tra il 1981 e il
1985, senza contare l'attività di tortura perpetrata ovunque.
Non ostante
queste attività, Obote era sensibile alla propria immagine
internazionale e aveva seguito le raccomandazioni del Fondo Monetario
Internazionale: svalutò lo scellino del 50%, per migliorare
le esportazioni. Egli ottenne anche l'appoggio militare della Korea
del Nord contro i ribelli di Museveni. Il migliore elemento dell'esercito,
il generale Oyite Ojok morì in un incidente d'elicottero
e Obote attese molto prima di nominarne il successore, che fu un
Acholi, anche per calmierare la montante protesta della componente
acholi dell'esercito, sempre in prima linea.
Ancora una volta durante l'assenza di Obote, il generale Basilio
Olara Okello mobilitò l'esercito ed entrò in Kampala
il 27 luglio 1985. Obote era andato in Zambia, con molti suoi collaboratori
e buona parte delle risorse nazionali.
Il governo
militare di Tito Lutwa Okello, fratello del generale omonimo, durò
dal luglio 1985 al gennaio 1986, senza un disegno politico, che
non fosse l'autodifesa personale. Per rafforzare la sua posizione
contro il NRA Okello invitò i soldati di Amin a tornare dal
Sudan in Uganda. Essi combatterono molto abilmente, ma senza troppe
distinzioni tra amici e nemici. Questa riabilitazione di quelle
infami soldatesche non giovò all'immagine internazionale
di Okello e fu un elemento positivo per Museveni.
Nel 1986
un'iniziativa di mediazione del Kenya fu ben accolta da Okello,
allo stremo di credibilità politica; i negoziati però
si dilungarono. In gennaio 1986 Museveni diede il colpo finale,
entrando a Kampala; Okello fuggi nel nord tra gli acholi.
Yoweri
Kaguta Museveni proclamò la propria Presidenza il 29 gennaio
1986: immensi problemi di ricostruzione attendevano il nuovo regime.
Il governo di Museveni assunse quindi il potere senza una fiducia
popolare universale sulla sua capacità di legiferare. La
sua National Resistance Army (NRA) aveva però dimostrato
maggior disciplina delle altre formazioni armate. Quando dichiarò
la propria volontà politica di rendere pacifico e sicuro
il paese, ebbe un forte supporto popolare. L'NRA creò una
branca politica, il National Resistance Movement (NRM) e definì
il proprio Programma in Dieci Punti, che comportava una vasta base
democratica e una gerarchia delle assemblee popolari (Resistence
Councils, divenuti poi Local Council) dal primo livello di villaggio
al quinto di distretto quale via di progressiva mediazione e responsabilizzazione.
Dopo
i dubbi iniziali se assumere i metodi economico-amministrativi occidentali,
il governo si orientò verso una corretta azione di riforme
strutturali e di diversificazione delle esportazioni. La contabilità
corretta nei sevizi governativi e il comportamento dei funzionari
pubblici furono obiettivi prioritari. Ma il NRM aveva pochi quadri
formati e la decisione di Museveni di reinsediare negli alti gradi
alcuni elementi dei passati governi e del precedente esercito gli
costò qualche supporto politico. Per di più, le idee
politiche dell'NRM erano nuove e non avevano base nel nord e nell'est,
dove uno stillicidio insurrezionale continuò a stravolgere
le vita dei territori e ancor oggi dopo sedici anni di azione difensiva
e di presenza sul territorio non ha ancora avuto ragione di tali
forze ribelli.
Anche
l'Esercito attraverso il vasto reclutamento anche di elementi ribelli
non ha saputo disfarsi dell'immagine di abuso sui diritti umani
per cui era divenuto famoso. Così le azioni di pacificazione
si sono spesso risolte in attacchi indiscriminati alla popolazione
civile nel nord-est (Karamoja compresa), con un sistema giudiziario
di inchiesta lento alle iniziative in questo campo. Frattanto le
spese militari si sono ingigantite, ponendo seri dilemmi di costi/opportunità
in altri campi.
Nei primi
'90 Museveni sostenne molto l'azione della magistratura e degli
osservatori per il rispetto dei diritti umani. Sul piano internazionale,
Museveni cominciò nel 1991 un più stretto rapporto
trilaterale con Daniel Moi Presidente del Kenya e con Ali Hassan
Mwinyi Presidente della Tanzania. Certamente i frequenti incidenti
di frontiera con il Kenya che si verificano anche in Karamoja non
rendono facile un rapporto di fiducia reciproca. Comunque vari accordi
furono stipulati in campo di sicurezza, commercio, trasporti, agricoltura
e industria. Con il Rwanda le relazioni furono difficili anche per
la presenza di esuli rwandesi in Uganda e l'invasione del Rwandan
Patriotic Front in patria nel 1990 a partire dall'Uganda. Il presidente
Juvénal Habyarimana accusò Museveni di complicità.
I frequenti sconfinamenti dell'armata rwandese sembra siano costati
all'Uganda migliaia di morti e di profughi. Rappresentanti dell'Organizzazione
dell'Unità Africana hanno spesso mediato con scarso successo.
Anche i profughi dallo Zaire furono decine di migliaia nei primi
anni '90.
La stessa difficile situazione si ha con il Sud Sudan, dove l'Esercito
sudanese spinge i ribelli attraverso il confine in aree del nord
Uganda estermamaente povere per la siccità cronica e instabili
per la presenza di forze ribelli a Museveni. I profughi sono comunque
un incubo per la già instabile economia ugandese.
Nel gennaio
1990 il NRM estese per cinque anni i termini di governo. A partire
dal 1993 furono re-istituiti i regni del sud, a cominciare dal Buganda:
il ruolo dei re si basava su regole tradizionali.
Un obiettivo
importante fu l'emanazione della Costituzione. Una commissione speciale
di 21 membri si insediò nel 1988, con una scaletta di date
tra cui un referendum popolare sulla bozza costituzionale per il
1993. Nel frattempo le elezioni dei Resistence Council in 30.000
villaggi ebbe luogo nel 1992, con l'indiretta designazione dei membri
a livello di parish, di subcontea, di contea e di distretto. La
campagna elettrorale fu però proibita, con la clausola di
eventuale eliminazione del candidato. Numerosi elementi dell'opposizione
furono eletti, certificando così una sostanziale libertà
di voto. Queste elezioni portarono 400.000 ugandesi ad assumere
diretta responsabilità politica locale, con rappresentanze
di ogni identità etnica, religiosa e politica del paese.
Nel 1996
si tennero le elezioni presidenziali, con la vittoria di Y. Museveni
(74,3%) contro
P. Ssesemogere (23,6%) e K. Mayanja (2,1%). Nello stesso anno si
tennero le elezioni per il Parlamento.
Dal 1996
l'Uganda ha invaso parte dello Zaire con un lungo coinvolgimento
nel conflitto.
Come
promesso cinque anni prima, nel 2000 si è tenuto un referendum
circa il futuro assetto politico-istituzionale: il 90% ha approvato
il progetto Museveni, ma solo il 51,1% degli aventi diritto ha effettivamente
votato.
Così nelle seconde elezioni presidenziali della 4^ Costituzione
tenutesi il 21 marzo 2001 Museveni ha ottenuto il 69,3% dei voti
contro Kizza Basigye con il 27,8%. Anche il 7° Parlamento è
stato eletto nel 2001. Il prossimo appuntamento elettorale è
per il 2006.
Negli ultimi anni una guerriglia interna ha fortemente compromesso
la pace interna e la stabilità nella zona settentrionale
del paese. L'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) è un
movimento armato fondato da Joseph Kony, e dal suo vice, Vincent
Ottii Alana e da Charles Tabuley), Si calcola che la guerra nel
nord Uganda abbia provocato fino ad ora centomila vittime, mentre
oltre 20.000 bambini sono stati sequestrati.
In conclusione
Museveni ha saputo stabilire una pace, che da fragile inizialmente
si è dimostrata longeva e sufficientemente forte da garantire
una discreta rinascita. Una prudente processo di democratizzazione
e una politica economica pragmatica hanno dato esito ad una maggior
credibilità e supporto da parte delle istituzioni internazionali.
Quale incomparabile caso in tutto il Terzo Mondo, l'Uganda ha convinto
i paesi e le istituzioni occidentali a cancellare i precedenti debiti,
in vista di un positivo sviluppo.
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