Indice Uganda  

Il sistema sanitario ugandese presenta una lunga storia che si svolge nel corso del 20°secolo. Nel 1989, agli inizi dell'attuale corso politico, l'Uganda aveva 79 ospedali, con 20.000 posti-letto. Il Governo gestiva 46 di questi Ospedali, mentre 33 erano gestiti da religiosi e da organizzazioni private. Inoltre, più di 600 piccole unità sanitarie erano attive a livello nazionale, rappresentate da Health Centres, ambulatori di maternità, dispensari e sotto-dispensari, lebbrosari, posti di soccorso. Almeno un ospedale era localizzato in ciascun distretto; a Kampala, la capitale, ve ne erano sette. Nei distretti settentrionali, con popolazioni più sparse, la gente doveva percorrere lunghe distanze per fruire delle cure mediche e accedere alle strutture, che erano meno numerose rispetto a quelle del sud.

Nel 1990 l'intero sistema sanitario ugandese era servito da 700 medici.
La spesa pro-capite per la sanità ugandese si era attestata a meno di 2 dollari / anno, quasi tutto il periodo degli anni '80. Questo basso livello di spesa incominciò ad aumentare lentamente nel 1989, quando il governo collocò 63 milioni di dollari (circa il 26% del budget) per lo sviluppo dei servizi sociali ed in particolare 24 milioni di questo ammontare per i servizi sanitari. Questo rappresentava un incremento del 50% delle spese sanitarie rispetto all'anno precedente.
La priorità dei programmi governativi era il riammodernamento delle strutture esistenti e il miglioramento degli approvvigionamenti.

Nel 1989 un finanziamento del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e dell'Associazione dello Sviluppo Internazionale (IDA) fu stanziato per riabilitare 19 ospedali nazionali, soprattutto attraverso le riparazioni degli edifici e il miglioramento dell'approvvigionamento idrico ed elettrico.
I progetti di sanità primaria, comprendenti un programma di vaccinazioni, di prescrizione di farmaci, di approvvigionamento di acqua pulita e di igiene pubblica, rappresentò pure una speciale priorità. Il Fondo per di Sviluppo Europeo (EDF) fu usato anche per costruire 20 nuovi Health Centre e per istruire personale per la sanità. Un gruppo di organizzazioni governative e non governative fu coinvolto in ricerche di sanità negli ultimi anni 1980, sponsorizzate soprattutto dal Ministero della Sanità, dall'Istituto di Salute Pubblica e dell'Università del Makerere. La più grande struttura sanitaria della nazione, l'ospedale di Mulago, condusse ricerche sulla nutrizione e sulle malattie endemiche; numerosi ricercatori svilupparono programmi di nutrizione per i bambini perché venissero realizzati attraverso l'UNICEF e il Save the Children Fund. La Croce Rossa Ugandese e il Ministero della Sanità, in cooperazione con numerose agenzie internazionali, tra le quali la Fondazione Don Gnocchi, aprirono un laboratorio ortopedico a Kampala per bambini e adulti handicappati, molti dei quali soffrivano per esiti di poliomielite e per lesioni da episodi di violenza. Le Missioni cattoliche e protestanti, la FAO, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e OXFAM furono anche attive nei progetti di soccorso e di emergenza, che comprendevano tra l'altro la distribuzione di cibo.

Molti ugandesi criticarono il loro stesso governo per l'insufficiente attenzione ai bisogni sanitari della popolazione, rispetto alle spese militari, ma essi nutrivano anche la speranza che gli sforzi governativi per eliminare la violenza e lo stato di guerra avrebbero poi costituito le fondamenta per un migliore sistema sanitario. Purtroppo la situazione politico-militare ha continuato ad essere un fattore di destabilizzazione e di disgregazione sociale, non ancora conclusasi dopo diciassette anni di impegno governativo: soprattutto nel nord le incursioni terroristiche del LRA impediscono ancora nel primo decennio 2000 uno sviluppo adeguato delle politiche sociali.

L'Uganda ha attualmente circa 20,000 posti-letto ospedalieri e circa 700 medici sparsi su tutto il territorio nazionale. L'aspettativa di vita media è di 43 anni.
Il budget sanitario annuale del 1999/2000 ammonta a 119.33 miliardi di Ush, di cui il 67% (80.37 miliardi) da donatori esteri, il 26% (30.9 miliardi) dal governo ugandese e il 6.7% (8.06 miliardi) ancora da donatori esteri per attività di Sanità Pubblica, per un totale di dipendenza dall'estero del 73.7%. La spesa sanitaria pro capite all'anno finanziario 1999-2000 si è collocata a meno di 14 US Dollari, di cui almeno la metà a carico delle famiglie.
Numerose sono le patologie batteriche, virali e parassitarie (morbillo, pertosse, broncopolmoniti, malaria e anemia, tetano, tubercolosi, AIDS - ora in forte riduzione).
In questo anno finanziario 3 miliardi del suddetto budget sono stati dati alle Organizzazioni Non Governative (ONG) che operano in Uganda secondo gli obiettivi del Governo (ospedali e dispensari della Chiesa Cattolica, delle Chiese Protestanti e musulmane).


CRONISTORIA DELLE RELAZIONI GOVERNO - SETTORE SANITARIO NON PROFIT IN UGANDA

Poiché l'Ospedale di Matany è una realtà privata non profit, operante nell'ambito del programma di sanità del Governo, di cui condivide gli obiettivi sanitari, presentiamo una breve storia della "lunga marcia" per una migliore collaborazione tra pubblico e privato non profit in Uganda, tracciata dal Dr. Fr. Daniele Giusti, ex Medical Superintendent di Matany e ora responsabile del Catholic Medical Bureau ugandese.

Il settore sanitario non-profit è alle origini dei servizi sanitari in Uganda. I primi Ospedali sono legati alla presenza missionaria della Chiesa Cattolica e della Comunione Anglicana (inizi `900)

Nelle relazioni con l'ormai ben stabilito settore sanitario legato alle Missioni è regolato in modo pragmatico da circolari del Dipartimento Sanitario del Protettorato e, successivamente, del Ministero della Sanità. La funzione pubblica esercitata dalle istituzioni sanitarie non-profit (allora chiamate "voluntary agencies") è riconosciuta tramite un esborso regolare di fondi pubblici sotto la regolamentazione chiamata "Grants in Aid". Col peggiorare della situazione economica in Uganda, il livello di tali esborsi cala vertiginosamente fino a diventare irrilevante e poi cessare del tutto verso la meta' degli anni '80. E' questo il periodo della grande crisi delle strutture sanitarie governative che sposta la domanda verso il settore non-profit (il quale si adegua impegnandosi in un'opera di espansione).

Inizio anni '90: comincia a profilarsi una crisi del settore non-profit che, fortemente dipendente dall'estero non solo per i costi di nuovi progetti ma anche per i costi di gestione di quelli in corso, viene gravemente indebolito dall' assottigliarsi delle risorse dei benefattori e delle agenzie donatrici. Il settore fornisce prestazioni sanitarie ad un prezzo calmierato (a livelli di recupero dei costi che variano dal 15% al 90% a seconda delle aree del Paese e dei livelli di povertà esistenti).

Metà '95: la crisi diventa evidente con la perdita di capacita' funzionale in alcuni ospedali (specie nel più povero nord) o con il progressivo discostarsi di alcuni Ospedali nel sud dalla vocazione sociale dell'istituzione. La sopravvivenza finanziaria, in qualche caso, viene mantenuta a spese della accessibilità da parte dei più poveri.

Nei frattempo il Governo dichiara di voler perseguire la cooperazione con il settore non-profit (chiamato NGO, impropriamente) e, se necessario, erogare fondi pubblici a tale settore, dove ritenuto rilevante. Il tutto rimane pero' sulla carta. A complicare le cose, la decentralizzazione amministrativa diminuisce il potere del Governo centrale ed aumenta quello dei Distretti, per la maggior parte dei quali la salute non e' di fatto una priorità, e tanto meno lo è la cooperazione col settore non-profit.

Febbraio '96: il primo workshop sull' argomento organizzato dal Catholic e Protestant Medial Bureau mette in luce che la crisi è comune a tutte le strutture e che il collasso è imrninente per alcune di esse. Richieste specifiche ed articolate di intervento vengono inoltrate al Ministero della Sanità, ma sono ignorate dall'allora Ministro Makumbi. Comincia una raccolta puntuale di dati circa il settore, che permetterà più avanti di documentarme l'importanza ed i relativi bassi costi di gestione (circa il 50% della controparte governativa).

Giugno '96: l'aumento vertiginoso dei salari dei funzionari pubblici obbliga il settore non-profit ad adeguarsi; nel contempo scompaiono sgravi fiscali.

Ottobre '96: il nuovo Ministro della Sanità viene sollecitato dalle raccomandazioni presentategli da una nuova riunione dei vertici del settore non-profit. La documentazione esaustiva di alcune situazioni di crisi (Matany, Nyapea) lo convince della necessità di intervento.

Novembre '96: primo incontro tra Ministro e rappresentanti del settore.

Dicembre '96: istituzione di un comitato ad hoc per lo studio del problema e la presentazione di proposte concrete di intervento, da prepararsi prima della formulazione della legge finanziaria.

Febbraio '97: bozza di una proposta articolata di intervento, con giustificazione e studio dei costi, viene presentato al Ministro. In linea di massima tale proposta è accettabile per il Presidente ed il Ministero della Finanze. II Ministro incontra un gruppo ristretto di managers del settore non-profit e governativo e guida una "tre giorni di interazione" dove le proposte del comitato vengono testate e le reazioni notate.

Marzo '97: un tavolo permanente di esperti viene costituito per trattare in modo organico l'intera tematica, sulla scorta della documentazione fornita dalla commissione ad hoc.

Sembra assodato che un gruppo di Ospedali in posizione critica e/o strategica riceveranno sostegno a partire dall'anno finanziario 1997/98. II finanziamento effettivo parte con il mese di Agosto 1997: anche se parziale e limitato, il sostegno Governativo è significativo per il precedente che crea. Occorre lavorare perchè una iniziativa ministeriale sia articolata in futuro in una legislazione coerente.

Da allora il contributo governativo è una voce importante per gli ospedali che lavorano in sintonia con i programmi sanitari governativi.

Viewpoint: public versus private health care delivery: beyond the slogans
Giusti D, Criel B, De Bethune X.

Matany Hospital, Moroto District, Uganda.

In most settings, a 'public' health service refers to a service which belongs to the state. The term 'private' is used when health care is delivered by individuals and/or institutions not administered by the state. In this paper it is argued that such a distinction, which is based on the institutional or administrative identity of the health care provider, is not adequate because it takes for granted that the nature of this identity automatically determines the nature of the service delivered to the population. A different frame of classification between public and private health services is proposed: one which is based on the purpose the health service pursues and on the outputs it yields. A set of five operational criteria to distinguish between health services guided by a public or private purpose is presented. This alternative classification is discussed in relation to a variety of existing situations in sub-Saharan Africa (Mali, Uganda, Zimbabwe). It is hoped that it can be used as a tool in the hands of the health planner in order to bring more rationality in the current altercation between the public and the private health care sector.

PMID: 10173400 [PubMed - indexed for MEDLINE