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L'Uganda ha importanti
risorse naturali, rappresentate da suolo fertile, piogge regolari
e discreti depositi minerali di rame e cobalto.
L'agricoltura
è il più importante settore dell'economia. Vi si dedica
circa il 90% della popolazione, impiegando più dell'80% della
forza lavoro. Essa e contribuisce al 98% delle esportazioni. Il
caffè rappresenta il grosso delle esportazioni.
Nel 1998 il PIL
pro capite era di 320 US Dollari: Ma anche qui si osservano sensibilissime
differenze tra i vari distretti.
Il 63% della spesa delle famiglie è rivolta alla spesa alimentare.
La moneta ugandese
è lo scellino, di cui si danno orientativamente i cambi (nov/2003),
che possono però variare considerevolmente:
| Currency
|
Buying |
Selling |
| US
$ |
1864/= |
1874/=
|
| UK
£ |
2910/= |
2980/= |
| Jap.
¥ |
500/= |
520/= |
| Euro
€ |
1905/= |
1945/= |
| K.
shs |
23.5/= |
24.4/=
|
| TZ.
shs |
1.8/=
|
2.0/=
|
Lo scellino ugandese
era a 1 € = 1545.79 USh nel marzo 2002.
Dal 1986, il Governo,
con il supporto di paesi esteri e agenzie internazionali, si è
attivato per riabilitare e stabilizzare l'economia, intraprendendo
riforme della valuta, aumentando i prezzi per il produttore dei
prodotti per l'esportazione, aumentando il prezzo dei prodotti petroliferi
e migliorando le paghe dei servizi civili. L'Uganda e' stato, nell'aprile
del 2002 , il primo Paese, fra quelli più poveri, a beneficiare
del programma di intervento messo a punto dal Fondo Monetario Internazionale
e dalla Banca Mondiale, che prevede una consistente riduzione
del debito bilaterale e multilaterale (Il suo debito estero
ammonta a 2880 milioni di dollari USA). Con tale programma di alleggerimento
del debito, l'Uganda vede i suoi conti di ripagamento del debito
ridotti di circa 40 milioni di dollari all'anno, per i prossimi
10 anni. In cambio il Governo ugandese si e' impegnato a utilizzare
tale somma per progetti in alcuni settori prioritari sociali, come
l'educazione e la sanità.
La crescita del
PIL, negli ultimi 10 anni è stata mediamente di circa il
6.7% (nel 1998 è stata del 5.5 e le previsioni per il 1999
sono nell'ordine del 6%, inferiore quindi al 7% previsto dai programmi
del Governo). L'inflazione ha continuato a mantenersi a livelli
piuttosto bassi, registrando un valore medio nel 1997/98 del 5.8
(il dato previsto per il 1998, in particolare è del 2.5%).
Per quanto riguarda
il mercato estero, i Paesi dell'Unione Europea hanno negli ultimi
3 anni consolidato le loro posizioni di maggiori partner commerciali
dell'Uganda: il 36% delle merci importate in Uganda provengono infatti
dai Paesi Europei (nell'ordine Gran Bretagna, Germania, Italia,
Francia, Olanda e Belgio) e l'Uganda esporta verso l'Europa il 33%
del totale delle sue esportazioni. I prodotti esportati sono principalmente
caffè, fiori freschi, cotone, tè, cacao, tabacco,
sesamo, prodotti ittici, frutta e vegetali, spezie, pelli e pellami
(questi ultimi hanno un notevole mercato in Italia). Le importazioni
si identificano soprattutto nei beni di consumo (generi alimentari,
detersivi, prodotti farmaceutici, auto, tessuti, materiale elettrico,
etc.) e prodotti industriali. Altri partner commerciali sono i i
Paesi COMESA, la cui quota di esportazione è del 27%, seguiti
dai Paesi orientali guidati dall'India. Le esportazioni dall'Uganda
verso l'Italia ammontano a fine giugno 1998 a 17.5 miliardi di lire
mentre, in pari data, le importazioni dall'Italia verso l'Uganda
ammontano a 13.6 miliardi di lire con un saldo negativo per l'Italia
del -3,9%. I prodotti che l'Italia importa dall'Uganda sono principalmente
pelli crude non buone da pellicceria e caffè, mentre le esportazioni
italiane verso l'Uganda sono costituite soprattutto da materiali
metalmeccanici, parti di macchine non elettriche, autoveicoli e
prodotti alimentari. L'Italia rappresenta il sesto partner commerciale
dell'Uganda, dopo il Kenya (dal quale viene importata la maggior
parte del fabbisogno interno), la Gran Bretagna (partner storico
dell'Uganda), il Giappone, gli Emirati Arabi e l'India.
Nel periodo 1990-2001,
l'economia ha registrato una buona performance basata su un continuo
investimento, un continuativa riabilitazione delle infrastrutture
e in riusciti incentivi alla produzione e all'esportazione, riducendo
l'inflazione, gradualmente migliorando la sicurezza interna e consentendo
il ritorno degli imprenditori esiliati Indiano-Ugandesi.
Il continuo coinvolgimento ugandese nella Guerra della Repubblica
Democratica del Congo, la corruzione nel governo, e il rallentamento
del governo nel realizzare riforme pone qualche dubbio sul futuro
della crescita economica.
La crescita del 2001-02 è stata considerevole, nonostante
il ridotto prezzo del caffè.
Le prospettive per il 2003 sono medie, con il probabile ri-aumento
del prezzo del caffè.
Ma a proposito
della cancellazione del debito, non sempre la realtà segue
le intenzioni
.
Cancella
il debito: e sono subito guai
di Rodolfo Casadei
In Africa la
remissione del debito estero produce effetti perversi: diminuzione
dei servizi sanitari e crollo della qualità dell'istruzione
nonostante l'aumento della spesa per sanità e scuola. Perché
alle buone intenzioni terzomondiste seguono politiche che penalizzano
le iniziative non statali.
Kampala.
"Il nostro problema è che a causa della remissione del
debito estero i servizi sanitari in Uganda stanno peggiorando, e
nei prossimi anni peggioreranno sempre di più". Daniele
Giusti, fratello comboniano e segretario della Commissione sanitaria
della Conferenza episcopale ugandese, si diverte a scrutare lo stupore
sul volto dell'interlocutore. Sì, avete letto bene: l'annullamento
del debito, anziché risolvere qualche problema, sta producendo
effetti perversi nel paese africano che per primo ha beneficiato
dell'iniziativa internazionale in materia: in situazione critica
sono i servizi sanitari, ma anche la pubblica istruzione, stando
a quanto denunciano gli operatori del settore, ha imboccato la strada
dell'abbassamento della qualità. Possibile? Possibilissimo.
Sotto accusa sono le politiche governative che, non solo in Uganda,
stanno caratterizzando la gestione delle risorse liberate dalla
remissione del debito. Seguiamo i ragionamenti di Daniele Giusti
e, per quanto riguarda, la scuola, di Kizito Omona, direttore del
dipartimento di Fisica in una scuola secondaria di Kampala.
Ospedali
missionari alle corde
L'Uganda è stato il primo paese a beneficiare della "HIPC
Initiative", l'iniziativa a favore dei paesi poveri fortemente
indebitati inaugurata cinque anni fa dalla Banca Mondiale e dal
Fondo Monetario Internazionale. Grazie alle procedure dell'iniziativa,
dal maggio dello scorso anno l'Uganda beneficia di una riduzione
del servizio del suo debito estero che gli farà risparmiare
87 milioni di dollari all'anno nei prossimi dieci anni. "Il
governo ha utilizzato la quasi totalità dei fondi che si
sono liberati per aumentare gli stipendi di medici e paramedici
e per assumere nuovo personale negli ospedali pubblici, e ciò
ha obbligato anche gli ospedali missionari ad adeguare i salari,
se non volevano perdere gli elementi migliori", spiega Giusti,
che è anche medico ed è stato direttore sanitario
dell'ospedale di Matany. "Il problema è che gli ospedali
missionari non dispongono delle risorse aggiuntive che il governo
si è ritrovato grazie alla cancellazione del debito."
La questione è tanto più delicata in quanto in Uganda,
come in quasi tutti i paesi africani, gli ospedali missionari e
non profit in genere coprono la metà e passa del bisogno
sanitario nazionale e vantano una produttività per addetto
che ridicolizza quella della sanità pubblica, tale da potersi
permettere di erogare servizi di qualità con 1,2 elementi
di personale per letto, mentre nel pubblico sono 2,7. "Ma in
un anno solo i nostri costi per unità di prodotto sono aumentati
del 20 per cento: un aggravio insostenibile. In alcuni ospedali
s'è presa la decisione di aumentare significativamente i
ticket, ma il risultato è allarmante: l'uso dei servizi è
crollato". E gli ospedali pubblici non sono ancora in grado
di assorbire la domanda. Risultato prevedibile: più malattie,
più mortalità.
Classi
elementari da 150 studenti
Le cose non vanno meglio nella scuola: "Due anni fa il governo
ha introdotto l'educazione primaria gratuita e universale",
spiega Omona. "Le scuole devono accogliere tutti i bambini
che vogliono iscriversi, e lo Stato paga 6 mila scellini all'anno
(7.500 lire) per ciascuno di loro. Ma, tranne che in alcuni villaggi,
le scuole, le aule e gli insegnanti sono quelli di prima: il risultato
è che le classi sono passate da 60 (quantità già
enorme per gli standard europei, ma normale in Africa) a 100-150
studenti ciascuna. Nelle scuole superiori, poi, è stata avviata
una politica di riduzione del personale. Ci hanno detto: meno personale,
più efficienza, stipendi più alti. Io avevo alle mie
dipendenze 7 docenti, ora me ne restano 3 che devono garantire 26
ore di lezione. Di conseguenza, abbiamo dovuto ridurre le ore di
fisica da 4 a 2 settimanali. Ma cosa succederà quando l'ondata
degli studenti delle scuole primarie si affaccerà nelle secondarie?"
Per intanto si sta assistendo al crollo della qualità dell'istruzione
a livello di elementari.
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